{"id":6451,"date":"2025-03-12T11:02:36","date_gmt":"2025-03-12T10:02:36","guid":{"rendered":"https:\/\/museumladin.it\/projekt\/i-begns-nia-materiai-proiet-sciueri-de-scorza-tles-valades-ladines-dles-dolomites\/"},"modified":"2025-03-12T11:02:36","modified_gmt":"2025-03-12T10:02:36","slug":"i-begns-nia-materiai-proiet-sciueri-de-scorza-tles-valades-ladines-dles-dolomites","status":"publish","type":"projekt","link":"https:\/\/museumladin.it\/la\/projekt\/i-begns-nia-materiai-proiet-sciueri-de-scorza-tles-valades-ladines-dles-dolomites\/","title":{"rendered":"I b\u00ebgns nia materiai: Proiet &#8220;Sci\u00fcri de scorza tles valades ladines dles Dolomites&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Tl 2009\u00a0\u00e1\u00a0le Museum Ladin Ciastel de Tor invi\u00e9 ia n&#8217;inrescida por document\u00e9, tres filmac, les metodes da f\u00e1 sci\u00fcri tles cinch valades ladines dles Dolomites. Impromaded\u00f6t j\u00f4ra de ciaf\u00e9 fora tan inant che j\u00ebnt s\u00e1 ciam\u00f3 da f\u00e1 chisc strum\u00ebnc, che an dij &#8220;de c\u00f6rta dorada&#8221; y che \u00e9 do p\u00fcch t\u00ebmp bele nia pl\u00fc da ador\u00e9. L&#8217;inrescida \u00e9 gn\u00fcda realisada dal studius Paolo Vinati.<\/p>\n<section class=\"collapse-area\"><\/section>\n<h3 class=\"active\" data-toggle=\"collapse\" data-target=\"#a549\"><\/h3>\n<h3 data-toggle=\"collapse\" data-target=\"#a549\"><\/h3>\n<h3 class=\"active collapsed\" data-toggle=\"collapse\" data-target=\"#a549\">Articul scientifich (por talian)<\/h3>\n<p><strong>Sci\u00fcri, sigoloc, subiote<\/strong><br \/>\n<strong>Flauti di corteccia nelle vallate ladine dolomitiche<\/strong><br \/>\ndi Paolo Vinati (Testo pubblicato in \u201cLadinia\u201d, XLIII, 2019 &#8211; Istitut Ladin Micur\u00e1 de R\u00fc)<\/p>\n<p>Il presente scritto nasce come completamento di una ricerca audiovisiva promossa dal Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in val Badia nel 2009 e realizzata dallo scrivente. Nel corso di quella ricerca \u00e8 stata documentata la costruzione di strumenti musicali realizzati con la corteccia degli alberi nell&#8217;area ladina sellano-ampezzana (Val Badia, Gardena, Ampezzo, Val di Fassa e Livinallongo). Il primo passo della ricerca fu quello di verificare se in quel territorio vi fossero persone in grado di realizzare tali manufatti e di documentarne successivamente le modalit\u00e0 di costruzione, considerando questo sapere un vero e proprio bene immateriale che presumibilmente andava ad affievolirsi perch\u00e9 appartenente ad un mondo, quello infantile\/pastorale, che oggi se esiste lo \u00e8 in maniera del tutto occasionale. In quest&#8217; area erano state individuate diciassette persone in grado di costruire strumenti con corteccia (3 in Ampezzo, 1 a Colle Santa Lucia, 3 in Gardena, 2 in Livinallongo, 5 in Val Badia e 3 in Val di Fassa) che si erano rese disponibili a mostrare il loro sapere davanti alla videocamera. Una volta filmate le modalit\u00e0 di costruzione furono montati i rispettivi video (della durata dai 6 e i 10 minuti) nei quali la prima parte era dedicata alla costruzione dello strumento, la seconda all&#8217;intervista relativa alle modalit\u00e0 e alle occasioni di realizzazione, al legno utilizzato, al periodo stagionale adatto alla costruzione, all&#8217;uso dello strumento\u00a0<sup>[1]<\/sup>.<br \/>\nSuccessivamente si era organizzata al Museum Ladin una giornata dedicata a questi strumenti dove venivano mostrati i video realizzati e dove due persone precedentemente intervistate tenevano un laboratorio per la costruzione degli strumenti. L&#8217;iniziativa riscosse grande successo, soprattutto fra i visitatori pi\u00f9 piccoli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6425 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_01-300x118.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"118\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_01-300x118.png 300w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_01-768x303.png 768w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_01.png 964w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Cenni organologici<\/strong><br \/>\nGli strumenti musicali di corteccia sono detti anche \u201cstrumenti effimeri\u201d perch\u00e9 la loro durata \u00e8 di pochi giorni o ancora meno; infatti il rinsecchimento e il conseguente restringimento della corteccia ne modificano la morfologia compromettendone la funzionalit\u00e0\u00a0<sup>[2]<\/sup>.\u00a0 Questi strumenti rientrano in una categoria detta degli \u201cstrumenti minori\u201d che racchiude quegli oggetti\/strumenti che svolgono un ruolo marginale nella tradizione musicale popolare. Tali strumenti effimeri sono stati documentati in molte regioni italiane e austriache e sono comunque diffusi ovunque:\u00a0<em>sefolot<\/em>,\u00a0<em>sivl\u00ec<\/em>,\u00a0<em>s\u00fcb\u00ec<\/em>,\u00a0<em>siglot<\/em>\u00a0in Lombardia,\u00a0<em>fia\u00f9to<\/em>,\u00a0<em>cifolitto<\/em>\u00a0nel Lazio,\u00a0<em>piva<\/em>\u00a0in Romagna,\u00a0<em>zufilo<\/em>\u00a0nella provincia di Lucca,\u00a0<em>sulavvr\u00f2ta<\/em>\u00a0in Calabria, o\u00a0<em>iscoro &#8216;e castagno<\/em>\u00a0nella provincia di Avellino,\u00a0<em>subi\u00ebt<\/em>,\u00a0<em>pifer<\/em>,\u00a0<em>sigol\u00f2t<\/em>\u00a0nel Canavese in Piemonte,\u00a0<em>Maienpfeifen<\/em>,\u00a0<em>Maipfeifen<\/em>\u00a0nel Sudtirolo germanofono e in Austria\u00a0<sup>[3]<\/sup>.<br \/>\nNel territorio ladino dolomitico sellano-ampezzano sono chiamati\u00a0<em>subiote<\/em>\u00a0in Ampezzo,\u00a0<em>scioloc<\/em>\u00a0in Livinallongo (BL)\u00a0<sup>[4]<\/sup>\u00a0,\u00a0<em>scibloc<\/em>\u00a0in Gardena (BZ),\u00a0<em>sci\u00fcri<\/em>\u00a0e\u00a0<em>sciuroc<\/em>\u00a0in Val Badia (BZ)\u00a0<sup>[5]<\/sup>,\u00a0<em>sigoloc<\/em> in Val di Fassa (TN). In alcuni casi il nome dello strumento corrisponde al sostantivo (sci\u00fcre: fischio).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6429 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_02-300x115.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"115\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_02-300x115.png 300w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_02-768x293.png 768w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_02.png 964w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Per la costruzione di questi strumenti sono stati utilizzati pi\u00f9 frequentemente rami di salice bianco (<em>Salix alba<\/em>) e di sorbo dell&#8217;uccellatore (<em>Sorbus aucuparia<\/em>), ma anche con rami di altre piante latifoglie come l&#8217;ontano (del genere\u00a0<em>Alnus<\/em>), il frassino (<em>Fraxinus excelsior<\/em>) e il nocciolo (<em>Corylus avellana<\/em>); gli informatori hanno riferito che si possono realizzare anche con il baccarello (<em>Pyrus torminalis<\/em>) o l&#8217;acero (genere\u00a0<em>Acer<\/em>)\u00a0<sup>[6]<\/sup>.<br \/>\nLa dimensione dei rami utilizzati per la costruzione varia da un diametro di 14 mm a un diametro di 30 mm. La costruzione di questi flauti era relegata perlopi\u00f9 al mondo infantile\/pastorale: diverse persone intervistate li costruivano all&#8217;et\u00e0 di 7 \u2013 11 anni, cio\u00e8 quando i bambini delle vallate\u00a0 andavano a \u201cvard\u00e9\u201d cio\u00e8 quando veniva affidato loro il compito di portare al pascolo il bestiame. Ma realizzare questi flauti diventava anche un gioco e una competizione tra chi riusciva a realizzare strumenti con un suono pi\u00f9 forte. Alcuni informano che li vendevano ai turisti per poche decine di lire\u00a0<sup>[7]<\/sup>.\u00a0 Molte delle persone intervistate non avevano pi\u00f9 realizzato questi strumenti sonori dal tempo della loro giovent\u00f9, tanto che alcuni giorni prima dell&#8217;intervista avevano voluto verificare di essere ancora in grado di realizzarli. Questo ci fa affermare che dai costruttori tali \u201coggetti sonori\u201d non sono riconosciuti come veri e propri strumenti, ma \u201csoltanto\u201d come dei giochi sonori e che la competenza culturale necessaria alla loro costruzione non \u00e8 riconosciuta come tale.<br \/>\nIl periodo nel quale \u00e8 possibile costruire questi fischietti \u00e8 quello primaverile quando la pianta \u201cla va in amore\u201d (in ampezzano), \u201cva n t lat\u201d (in gardenese), cio\u00e8 quando vi \u00e8 la ripresa del ciclo vegetativo e nei vasi legnosi inizia a risalire quel liquido che dalla radice sale fino alle foglie e agli apici dei rami, chiamato linfa o umore\u00a0<sup>[8]<\/sup>.\u00a0 Questo liquido permette il distaccamento della corteccia dal resto del ramo. La presenza della linfa quindi rende possibile sfilare dal ramo la corteccia in maniera integra, senza spaccature o fessure. In tutti i luoghi visitati la prassi esecutiva per il distaccamento della corteccia &#8211; primo passo per la costruzione dello strumento &#8211; \u00e8 identica, mentre le fasi successive possono variare a seconda della particolarit\u00e0 dello strumento.<br \/>\nEcco quindi che una volta reperito un ramo:<br \/>\n1) Viene praticata col coltello circoncisione sulla corteccia la quale determina la lunghezza dello strumento\u00a0<sup>[9]<\/sup>.\u00a0 Dall&#8217;estremit\u00e0 del ramo tagliato al punto della circoncisione non devono essere presenti nodi e il ramo deve essere diritto\u00a0<sup>[10]<\/sup>.<br \/>\n2) Viene realizzato il labium a forma di D, con l&#8217;asta rivolta verso il foro di insufflazione, ad una distanza di circa 15-20 mm dall&#8217;estremit\u00e0.<br \/>\n3) Si esegue il taglio longitudinale all&#8217;estremit\u00e0 del ramo per creare il becco. In alcuni casi questo non viene praticato e il ramo \u00e8 lasciato con un taglio netto perpendicolare<sup>[11]<\/sup>.<br \/>\n4) Si batte insistentemente la corteccia &#8211; con il manico del coltello e tenendo la lama tra le dita &#8211; su tutta la lunghezza fino al taglio circoncisorio facendo ruotare il ramo affinch\u00e9 venga battuto su tutta la superficie. La battitura serve per far staccare la corteccia dal ramo. In alcuni casi il costruttore inumidisce la corteccia con la saliva passando il ramo in bocca. Questa operazione faciliterebbe lo staccarsi della corteccia dal ramo.<br \/>\n5) Si afferra il ramo con una mano dalla parte appena battuta e con l&#8217;altra mano dall&#8217;altra parte e tramite torsione si cerca di staccare la corteccia. L&#8217;operazione della battitura della corteccia pu\u00f2 essere ripetuta qualora non si distacchi. Il momento del distaccamento della corteccia \u00e8 caratterizzato da un particolare suono (trak). A quel punto la corteccia viene sfilata delicatamente ottenendo un tubo.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6417 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_03-300x170.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_03-300x170.png 300w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_03-768x435.png 768w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_03.png 964w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Queste prime cinque fasi caratterizzano la costruzione di tutti gli strumenti documentati anche se per alcuni informatori la fase 3 precedeva la fase 2. Alle fasi qui sopra descritte seguono altre fasi indispensabili al funzionamento dello strumento e a determinare le specifiche particolarit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Tipologia dei flauti di corteccia raccolti in territorio ladino sellano-ampezzano<\/strong><br \/>\nGli strumenti documentati rientrano nella categoria dei\u00a0<em>flauti dritti a bocca zeppata<\/em>\u00a0ricavati da tubi naturali vegetali freschi (la corteccia); sar\u00e0 quindi necessario partire da una breve descrizione del funzionamento di un flauto a becco dato che gli strumenti documentati si basano sullo stesso principio fisico: l&#8217;aria soffiata viene incanalata nel becco tramite una fessura (B) che va ad infrangersi sul\u00a0<em>labium<\/em>\u00a0(C), un bordo tagliente che la divide; la parte di aria che entra nello strumento viene messa in vibrazione generando cos\u00ec il suono. La\u00a0<em>zeppa<\/em>\u00a0(A) \u00e8 il cilindro che viene inserito nel becco del flauto.<br \/>\n<em>Zeppa<\/em>,\u00a0<em>labium<\/em>,\u00a0<em>becco<\/em>,\u00a0<em>fessura<\/em>\u00a0fanno parte della terminologia che useremo per la nostra analisi degli strumenti in corteccia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6421 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_04-300x71.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"71\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_04-300x71.png 300w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_04-768x181.png 768w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_04.png 804w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Flauti dritti con zeppa e tappo uniti<\/strong><br \/>\nQuesti flauti sono stati realizzati in varie localit\u00e0 visitate e pertanto non si possono dire originari di una determinata vallata. Questa tipologia di flauti risulta essere quella pi\u00f9 diffusa: in tutta la Val Badia, a Selva in Gardena, a Renaz in Livinallongo, a Colle Santa Lucia, e in Ampezzo\u00a0<sup>[12]<\/sup>.<br \/>\nUna volta che si sono svolte le operazioni per il distaccamento della corteccia descritte sopra, viene creato nell&#8217;anima di legno un vuoto, asportando materiale dall&#8217;inizio del foro del\u00a0<em>labium<\/em>\u00a0creando una parete verticale fino a una distanza che va dai 25 mm fino a circa 60 mm. Successivamente si asporta poco materiale dalla zeppa con un taglio parallelo all&#8217;asse del cilindro, in direzione della finestra frangi-aria, creando un piano che poi, inserito nella corteccia former\u00e0 la fessura dalla quale l&#8217;aria insufflata potr\u00e0 passare. Carlo Kostner esegue questo piano asportando pi\u00f9 materiale verso l&#8217;estremit\u00e0 del becco; con questo accorgimento fa si che il flauto suoni meglio\u00a0<sup>[13]<\/sup>.\u00a0 Questa modalit\u00e0 di costruzione fa s\u00ec che la zeppa non si separi dal tappo. Si procede quindi nell&#8217;inserire il legno lavorato nella corteccia. L&#8217;operazione viene effettuata bagnando il legno con saliva il che facilita l&#8217;inserimento del legno nel tubo di corteccia\u00a0<sup>[14]<\/sup>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6441 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_05-300x98.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"98\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_05-300x98.png 300w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_05-768x251.png 768w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_05.png 778w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6445 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_06-294x300.png\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_06-294x300.png 294w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_06.png 468w\" sizes=\"(max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><\/p>\n<p><strong>Flauti dritti con zeppa e tappo separati<\/strong><br \/>\nIl procedimento, una volta staccata la corteccia, \u00e8 quello di tagliare la zeppa dall&#8217;anima di legno. La zeppa viene tagliata all&#8217;altezza dell&#8217;inizio della fessura del\u00a0<em>labium<\/em>, nel punto gi\u00e0 inciso precedentemente dal taglio a D effettuato quando ancora la corteccia \u00e8 sul ramo. Una volta ricavata la zeppa viene asportato il materiale per creare il piano che diventer\u00e0 il condotto dell&#8217;aria.\u00a0 Viene infilata la zeppa nel becco e il restante ramo viene utilizzato come tappo inserendolo all&#8217;estremit\u00e0 inferiore del tubo di corteccia. Questo procedimento di costruzione \u00e8 stato rilevato in Ampezzo e a Canazei in Val di Fassa\u00a0<sup>[15]<\/sup>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6433 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_07-300x110.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"110\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_07-300x110.png 300w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_07-768x281.png 768w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_07.png 952w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Flauti dritti con zeppa e tappo separati a un foro<\/strong><br \/>\nSi pu\u00f2 dire che questo flauto sia l&#8217;evoluzione del flauto appena descritto. Dopo le operazioni sopra descritte viene praticato un foro nella corteccia che permette di fare due note: una con foro occluso e l&#8217;altra con foro aperto. Questo flauto \u00e8 stato realizzato a Ortisei da Otto Dellago\u00a0<sup>[16]<\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Flauti dritti con zeppa e pistone mobile (a coulisse)<\/strong><br \/>\nPer la costruzione del flauto a coulisse il procedimento \u00e8 identico a quello del flauto dritto con zeppa e tappo separato. L&#8217; l&#8217;utilizzo tuttavia \u00e8 diverso. Una volta inserita la zeppa nel becco, il restante pezzo di ramo (scorticato) viene inserito all&#8217;estremit\u00e0 inferiore e mentre si soffia lo si fa scorrere generando cos\u00ec il glissando caratteristico dei flauti a pistone (o coulisse). Quando il legno fatica a scorrere nella corteccia viene estratto e inumidito con saliva, che funge da lubrificante.\u00a0 Questa modalit\u00e0 di utilizzo \u00e8 stata rilevata in Val di Fassa, in Livinallongo e in Val Gardena\u00a0<sup>[17]<\/sup>.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6437 aligncenter\" src=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_08-300x106.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_08-300x106.png 300w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_08-768x272.png 768w, https:\/\/museumladin.it\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/foto_08.png 954w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>In conclusione \u00e8 lecito affermare che lo strumentario musicale effimero raccolto nelle vallate ladine del territorio sellano-ampezzano appartiene ad una categoria minore, ma rappresenta una parte della cultura tradizionale degna di essere documentata, studiata e perch\u00e9 no, trasmessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>[1] I 17 video si possono visionare nella sezione VIDEO. Le interviste, svolte in ladino da Erika Castlunger, sono state sottotitolate in italiano e in tedesco da Sarah Ellecosta. I dati relativi all&#8217;informatore, al luogo di realizzazione e alla data di registrazione sono riportati alla fine di ogni video.<\/p>\n<p class=\"Textbody\">[2] Gli informatori hanno riferito che per fa s\u00ec che il flauto mantenga la funzionalit\u00e0 bisogna lasciarlo nell&#8217;acqua, ma tale accorgimento non veniva mai usato, perch\u00e9 una volta che uno strumento non funzionava pi\u00f9 se ne costruiva uno nuovo.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[3] Si veda la bibliografia alla fine del saggio.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[4] Lo stesso termine\u00a0<i>siolot<\/i>\u00a0per indicare un flauto a bocca zeppata di corteccia privo di fori \u00e8 stato rinvenuto nell&#8217;area bergamasca (Cfr. Biella 1989, 21). Altra terminologia simile registrata in area lombarda nelle provincie di Brescia e Bergamo:\u00a0<i>s\u00fcbl\u00ec, s\u00fcbiete, s\u00fcb\u00ec, sigl\u00f2t<\/i>\u00a0(Cfr. Biella 1989, Migliorini \u2013 Vinati\u00a0 2013)<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[5] Nel\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gNZZICYN20I&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=7&amp;t=9s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 06 Gardena<\/a>\u00a0il signor Michael Amort di madrelingua tedesca, residente a Ortisei ma oriundo della Val di Fleres\/Pflerschtal, chiama il suo strumento\u00a0<i>Maipfeife<\/i>, termine tedesco conosciuto in area di lingua germanofona (Cfr. Pietsch 1990)<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[6] Nel\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=RcWJEavcNgs&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 03 Ampezzo<\/a>\u00a0il signor Silvio Menardi racconta di aver costruito un\u00a0<i>subioto<\/i>\u00a0anche con i rami di ippocastano (<i>Aesculus hippocastanum<\/i>).<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[7] Cfr. il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=JBoFT8AKzx8&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 05 Gardena<\/a>.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[8] Il periodo adatto alla realizzazione va dalla fine di maggio alla fine di luglio, a seconda delle zone e della stagione in corso. C&#8217;\u00e8 da tenere in considerazione che l&#8217;altitudine delle aree visitate va dai 1300 agli oltre 1500 m s.l.m.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[9] Tutti gli informatori hanno affermato che tali strumenti venivano un tempo realizzati con coltellini con lama a scomparsa, temperini che i ragazzini di un tempo portavano sempre con s\u00e9. In questa documentazione alcuni informatori per facilitare determinate operazioni costruttive hanno utilizzato cesoie, piccole seghe, scalpelli e taglierini.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[10] Alcuni informatori riferiscono che la parte pi\u00f9 sottile del ramo deve essere quella dove vi sar\u00e0 l&#8217;imboccatura dello strumento; questo faciliterebbe la sfilatura della corteccia, procedendo cos\u00ec dall&#8217;estremit\u00e0 del ramo con diametro minore. Altri informatori non prestano attenzione a questa procedura dato che gli strumenti realizzati sono di piccola taglia e con una differenza ininfluente tra estremit\u00e0 dello strumento e punto della circoncisione.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[11] Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=cjahmrAATVs&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 02 Ampezzo<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=RcWJEavcNgs&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">03 Ampezzo<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UHrSmJAopD4&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=9\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">09 Livinallongo<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=p8BISvapj2g&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=10\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">10 Berto<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HaNKQZIo8xs&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=15\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">15 Val di Fassa<\/a>.\u00a0 In questi casi il becco del flauto risulta appiattito o piuttosto appiattito.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[12] Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=cjahmrAATVs&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 02 Ampezzo<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=A1-_h44KVGw&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">04 Colle Santa Lucia<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=znMXzswsSb4&amp;list=PLDwsoAAogABrgb1gIJdgkUozA4GrF5vk-&amp;index=6&amp;t=0s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">05 Gardena<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UHrSmJAopD4&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=9\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">09 Livinallongo<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=p8BISvapj2g&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=10\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">10 Val Badia<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Svckyiye6aM&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=11\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">11 Val Badia<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8fLwHAV1guM&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=12\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">12 Val Badia<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=aK7JnYl5zGQ&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=13\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">13 Val Badia<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IMOS5f1CMQc&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=14\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">14 Val Badia<\/a>.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[13] Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Svckyiye6aM&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=11\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 11 Val Badia<\/a>.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[14] Oscar Moling informa che a volte in questo flauto veniva praticato un foro nella corteccia per creare un secondo suono, ma l&#8217;operazione non sempre riusciva (Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8fLwHAV1guM&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=12\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">12 Val Badia<\/a>).<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[15] Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yI-7SH6ftjY&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 01 Ampezzo<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=U92BFUicZW4&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=17\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">17 Val di Fassa<\/a>.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[16] Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=vO4SGi-jTRU&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=7\">video 07 Gardena<\/a>.<\/p>\n<p class=\"Footnote\">[17] Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gNZZICYN20I&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=7&amp;t=9s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">video 06 Gardena<\/a>;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CxNDVc-U_SI&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">08 Livinallongo<\/a>;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HaNKQZIo8xs&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=15\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">15 Val di Fassa<\/a>;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=R7Dv2Q6AfsU&amp;list=PLDwsoAAogABqzitYGh-56B6pFV0PSwzMn&amp;index=16\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">16 Val di Fassa<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>BIELLA, Valter:\u00a0<em>Strumenti musicali in corteccia<\/em>, Coop. A.R.C.A 1989, Villa Carcina (BS).<\/p>\n<p>BIELLA, Valter:\u00a0<em>Legno, corteccia e canna<\/em>, Sistema Bibliotecario Urbano 1993, Bergamo.<\/p>\n<p>D&#8217;AGNESE, Luigi:<em>\u00a0L&#8217;etnorganologia a Montemarano<\/em>, Hyrpus Doctus 2017, Avellino (con DVD allegato).<\/p>\n<p>Dore, Giovanni:\u00a0<em>Gli strumenti della musica popolare della Sardegna<\/em>, Edizioni 3T 1976, Cagliari.<\/p>\n<p>Di Fazio, Emilio:\u00a0<em>Gli strumenti musicali nei Monti Lepini<\/em>, UT Orpheus Edizioni 1997, Bologna.<\/p>\n<p>Emsheimer, Ernst:<em>\u00a0Knallb\u00fcchse und Weidenpfeife. Zwei traditionelle Kinderklangger\u00e4te in Schweden<\/em>, in \u201cStudia instrumentorum musicae popularis VIII\u201d. Musimuseet 1985, Stockholm.<\/p>\n<p>Guizzi, Febo:\u00a0\u00a0<em>Gli strumenti della musica popolare in Italia<\/em>, Lim Editrice 2002, Lucca.<\/p>\n<p>La Vena, Vincenzo:\u00a0<em>Strumenti giocattolo e strumenti da suono a Terranuova da Sibari<\/em>, Rubbettino 1996, Messina.<\/p>\n<p>Lombardi, Fabio:\u00a0<em>Canti e strumenti popolari della Romagna Bidentina<\/em>, Il Ponte Vecchio 2000, Cesena.<\/p>\n<p>Pietsch, Rudolf:\u00a0<em>Mitteleuropa, Burgenland \u2013 Anfertigung von einfachem Kinderspielzeug (Maipfeiferl, Rindenoboe, Hollerb\u00fcchse, Zitterwagen)<\/em>, \u00d6sterrichisches Bunesinstitut f\u00fcr den Wissenschaftlichen Film Wien 1990, Wien.<\/p>\n<p>Schaeffner, Andr\u00e9:<em>\u00a0Origine degli strumenti musicali<\/em>, Sellerio 1987, Palermo.<\/p>\n<p>Spanu, Nicola (a cura di): Sonos.\u00a0<em>Strumenti della musica popolare sarda<\/em>, IRSE-ILISSO 1994, Nuoro.<\/p>\n<p>Tucci, Roberta (a cura di):\u00a0<em>I \u201csuoni\u201d della Campagna romana<\/em>, Rubbettino 2003, Roma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Filmografia<\/strong><\/p>\n<p>Valter Biella: Andrea Spada di Schilpario:\u00a0<em>Oboe e flauto in corteccia<\/em>. Video, colore, 10,36 min. 1991. (https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CptgimFFKuQ&amp;feature=youtu.be)<\/p>\n<p>Emiliano Migliorini, Paolo Vinati:\u00a0<em>C\u00f3regn, cifolitti e sci\u00fcroc<\/em>. Lombardia, Lazio, Alto Adige a confronto sullo strumentario minore. Video, colore, 18 min. Etnostudi \u2013 Eolo, 2013.<\/p>\n<p>Rudolf Pietsch,\u00a0<em>Anfertigung von einfachen Kinderspielzeug (Maipfeiferl, Rindenoboe, Hollerb\u00fcchse, Zitterwagen)<\/em>. Video, colore, 21 min. \u00d6WF, 1989<\/p>\n<p>Paolo Vinati,\u00a0<em>Sci\u00fcri, scibloc e subiote<\/em>. 17 filmati sulla costruzione di strumenti effimeri nelle vallate ladine. Video, colore. Museum Ladin, 2009.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sitografia<\/strong><\/p>\n<p>Mercurio, Paolo: Musica e natura, trombone e zufilo a Fabbriche di Vallico (LU).<br \/>\n(http:\/\/www.blogfoolk.com\/2015\/04\/musica-e-natura-trombone-e-zufilo.html)<\/p>\n<p>Biella, Valter: Gli strumenti ricavati dalla corteccia degli alberi. (http:\/\/www.baghet.it\/cortecciacostruzione.html)<br \/>\nDoro, Rinaldo: Strumenti musicali \u201ceffimeri\u201d e inconsueti in uso in Canavese.<br \/>\n(http:\/\/www.rinaldodoro.it\/2018\/09\/27\/strumenti-musicali-effimeri-e-inconsueti-in-uso-in-canavese\/)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 class=\"active collapsed\" data-toggle=\"collapse\" data-target=\"#a549\">Video<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=79n-OfXiScY\">01 Ampezzo &#8211; Dino ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hVwYFYN2xwU&amp;t=3s\">02 Ampezzo &#8211; Luciano ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=13DgCbsFjYA\">03 Ampezzo &#8211; Silvio ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=PhTmS3s_3Lk\">04 Colle S Lucia &#8211; Angelo ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=znMXzswsSb4\">05 Gardena &#8211; Adolf ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=YwBrpEZD1b8\">06 Gardena &#8211; Michael ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3hKmd_ntqNA\">07 Gardena &#8211; Otto ITA\u00a0<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-62Vg_L7YAY\">08 Livinallongo &#8211; Benigno ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pvz8qiBNi-w\">09 Livinallongo &#8211; Francesco ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WBV05CwILWU\">10 Val Badia &#8211; Berto ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3P9915K2q8A\">11 Val Badia &#8211; Carlo ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=NR6tmAu4-hk\">12 Val Badia &#8211; Oscar ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=NR6tmAu4-hk\">13 Val Badia &#8211; Paul ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=qmtPrLGnNes\">14 Val Badia &#8211; Rico ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=uAiEfWlJvrc\">15 Val di Fassa &#8211; Fulvio ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=KiMpk41kicI\">16 Val di Fassa &#8211; Mario ITA<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pkuiQm0Za5w\">17 Val di Fassa &#8211; Virgilio ITA<\/a><\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"template":"","projektkategorie":[55],"class_list":["post-6451","projekt","type-projekt","status-publish","hentry","projektkategorie-archivierte-projekte"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>I b\u00ebgns nia materiai: Proiet &quot;Sci\u00fcri de scorza tles valades ladines dles Dolomites&quot; - Museum Ladin<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/museumladin.it\/la\/projekt\/i-begns-nia-materiai-proiet-sciueri-de-scorza-tles-valades-ladines-dles-dolomites\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"I b\u00ebgns nia materiai: Proiet &quot;Sci\u00fcri de scorza tles valades ladines dles Dolomites&quot; - Museum Ladin\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Tl 2009\u00a0\u00e1\u00a0le Museum Ladin Ciastel de Tor invi\u00e9 ia n&#8217;inrescida por document\u00e9, tres filmac, les metodes da f\u00e1 sci\u00fcri tles cinch valades ladines dles Dolomites. 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